Nomade

“Like bricks,” he says, “letters have a potential for construction. They enable us to construct thought.” J. Plensa

A pochi metri dal chiasso vivace e spensierato di Antibes una figura medita nostalgica, guardando il mare e l’orizzonte. Sui bastioni antichi di Saint Jaume si erge una statua rannicchiata di quasi 10 metri di acciaio e aria, realizzata dall’artista catalano Jaume Plensa nel 2007 per la città – dal 2010 essa appartiene al Museo Picasso – arricchendo il porto di magia, di riflessione, di qualcosa di impalpabile che chiamiamo cultura e arte.

La notte è il momento in cui la scultura si esprime al meglio, avvolta da una luce che regala meraviglia e stupore; ci si avvicina con circospezione divertita, sottovoce qualcosa accade.

Le lettere dell’alfabeto, giustapposte, diventano pelle, una superficie che modella l’immagine di una persona pensosa, seduta; le mani prendono le ginocchia e ne immaginiamo lo sguardo rivolto all’infinito, ad un altrove che ci appartiene. Una sorta di immedesimazione ci prende quando ci si avvicina: siamo noi quella persona frutto di secoli di storia, di viaggi, di scambi, di lingue diverse, di sguardi che si incrociano. Il nostro patrimonio genetico lascia traccia sulla nostra pelle e le lettere dell’alfabeto sono il mattoncino con cui si costruiscono i linguaggi del mondo grazie a cui comunichiamo, raccontiamo, ci confrontiamo.

La bellezza di questa scultura non è solo frutto della dimensione, dei materiali o delle scelte d’illuminazione: tutti questi elementi contribuiscono a renderla senz’altro suggestiva, ma l’aspetto a mio avviso più interessante è la capacità che essa ha di integrarsi ed interagire con lo spazio che la circonda e di cogliere gli elementi più significativi. Le Nomade abita una città: la millenaria Antipolis, una città greca e romana; il porto, luogo di arrivi e partenze, di scambi di merci, di lingue e di culture; i colori del mare, del cielo e la luminosità sferzante dell’ambiente. La statua dialoga, si mette in relazione con lo spazio e con le persone: esse la toccano, la esplorano, si siedono sopra di essa, perché accogliente, si arrampicano perché offre appigli sicuri. L’elemento giocoso non è dissacrante e irriverente, anzi, la rende viva, come l’arte dovrebbe essere.

Un breve video destinato ai bambini della primaria racconta la meraviglia di questa scultura con parole semplici e ne accenna lo sviluppo didattico.